autori | popolari | Ultime | temi
Mi sento sola nel mio mondo come Adamo nel giardino dell'Eden prima di incontrare Eva.
Mi sento stranamente anormale certe volte, mi sento spina, mi sento rosa, mi sento albero, mi sento foglia, mi sento giorno, mi sento notte, mi sento sempre fra il cielo e il mare, fra la palude e le stelle, mi sento in balia delle onde in attesa che tutto passi e all'orizzonte spunti l'arcobaleno.
Mi sento svuotata, come se qualcuno avesse rubato tutti i miei sogni e li avesse poi realizzati per conto suo.
Mi sento un diamante, ma non per darmi valore, ma perché vivo incastonata nella roccia.
Mi sento un grande angelo nel cuore e un piccolo diavolo nella mente.
Mi sento un lupo senza branco che si nasconde dal sole per ammaliare la luna.
Mi sento un mendicante che non chiede denari, ma elemosina amore.
Mi sento un po' come il mare: abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per starmene da sola.
Mi sento un po' come il vetro rotto di una finestra, colpita da una forte pallonata: mi manca qualche pezzo.
Mi sento un'aliena in un mondo di zombie.
Mi sento una scarpa veccia per troppe miglia percorse, quante emozioni ho sorvolato. Ora chiudo la mano e non raccolgo che aria putrefatta. Vorrei spiegare agli altri le mie emozioni, non capiscono, non vogliono capire, perché non c'è più spazio per nessuno. Si vive arrampicati sulle montagne, cercando di non precipitare, tenendosi ben stretto lo zaino: unica fonte di sopravvivenza. Salire, salire, salire sempre e quando sei su, ti accorgi che sei solo: tu e il tuo zaino.
Mi sento vuoto come un disco senza alcuna traccia incisa sopra.
Mi servirebbe un'altra me stessa per contenermi tutta.
Mi si deve far leva dentro, non pressione fuori.
Mi si restringono le pareti del mondo a tentare di catturare le immagini nello scorrere di fotogrammi d'una pellicola mentale, diapositive in sequenza rapida, in serie e parallelo. Mi stoppa il fermo immagine di ciò che non ha nemmeno i contorni di una sagoma, evanescenza rarefatta, il mio immaginario. Col vento in faccia.
Mi si scortica la pelle sotto il peso di certi giorni, dove le mancanze sono presenti più che mai e la percezione dell'assenza non è solo delle cose, ma diventa doppio drappo che mi cucio addosso tra le stoffe lise dal tempo, consumate dal vento che se le vola via quando spira forte, e fili e pinze litigano e non proteggono sufficientemente ciò che più d'ogni altra cosa dovrebbero tenere stretto ed al sicuro per far ritorno a casa, riposto in cassetti di frassino e noce tra la lavanda e la naftalina.
Mi silenzio nei miei problemi.
Mi soffermo a percepire quel battito d'amore, che il mio cuore riserva per te.
Mi soffermo, incantata a guardare il panorama, e, mi accorgo che il mare, i gabbiani, il cielo, quello è il mio mondo, il mondo in cui i miei sogni vivono, e, alzo gli occhi e, un pensiero mi avvolge, non portarmi mai via il mio mondo!
Mi son chiesta, ma il destino esiste? O è solo l'ultima spiaggia dispetatala della speranza del disperato? Chissà perché ma non riesco a rispondermi!
Mi son persa la risposta, nell'attesa del quando!
Mi sono abituata alla tua assenza, ma non ho ancora imparato non sentire la tua mancanza.
Mi sono alzata le maniche e ho ricostruito da capo la mia vita, come pochi sanno fare. Ho lottato contro le tempeste di sabbia, a pugni chiusi e denti stretti, con la forza di una donna ferita, quella che che oggi si guarda allo specchio con gli occhi arrossati un po di più ma con l'orgoglio di avercela fatta, per l'ennesima volta.
Mi sono alzato col piede sbagliato, ma non ricordo se era il sinistro o il destro.
Mi sono capitati fino ad ora i più infami tra gli amici e le più stronze tra le donne. Non m'importa quanto abbia sofferto e sapete perché? Siete tornati tutti da me! Cioè fatemi capire. Voi vi fate forti e poi rompete le palle quando qualcuno che vi ha portato in cuore ce la fa anche senza di voi? Uscite da questo cuore con dignità perché la porta ormai l'ho chiusa ed è da ipocriti chiedermi scusa. Se a qualcun altro di voi venisse in mente anche lontanamente di mandarmi messaggi di rappacificazione il giorno di Natale sappiate che vi manderò a fanculo due volte.